Inizia con questo numero la pubblicazione periodica di alcune riflessioni sull'argomento della settimana
Cari Colleghi,
penso vi sia sfuggito - come era successo a me - l'intervento del ministro Bondi pubblicato sul Corriere della Sera del 16 settembre; un grazie quindi a Michele Serra e alla sua rubrica quotidiana su la Repubblica, che ne ha riportato alcuni passaggi significativi.
Non vi sarebbe motivo di parlarne in questa sede, se non in quanto architetti e perciò genericamente interessati come intellettuali; però alcune affermazioni del ministro Bondi meritano alcune minime riflessioni, che come tali vi sottopongo.
Nel suo intervento, dal titolo "Liberiamo la cultura dalla politica", il ministro - analizzando la perdurante egemonia culturale della sinistra nell'apparente disinteresse della destra - dopo aver insolentito in senso lato gli intellettuali della sinistra in quanto "... sono ciechi che preferiscono, poiché abituati al servaggio, cambiare padrone piuttosto che assumersi il peso della libertà ..." trova il modo, en passant, di esprimere un giudizio piuttosto tranchant sull'operato di certi architetti (non meglio identificati), e cioè "... gli architetti della sinistra intransigente che hanno costruito orribili edifici al soldo degli speculatori ...".
Il ministro cita come esempi, si suppone paradigmatici, del rapporto ancillare tra cultura e politica, solo tre tipi di intellettuali: gli architetti, gli scrittori, e i registi; forse i musicisti, i danzatori, i pittori e gli scultori sono meno "compromessi" con la politica. C'è comunque un aspetto positivo: ci si ricorda che anche il prodotto del nostro lavoro appartiene (o dovrebbe appartenere) alla sfera della cultura.
Di architettura si presume che il ministro Bondi ne parli con cognizione di causa, visto che dal suo dicastero dipende la PARC (Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee) che si occupa - tra le altre cose - della qualità e tutela del paesaggio e della qualità architettonica ed urbanistica.
Dal che se ne dovrebbe dedurre che la causa del panorama piuttosto sconfortante offerto dalle nostre città sia da ascriversi alla perversa alleanza tra capitale fondiario e sinistra intransigente (?), che si è servita degli architetti ad essa "organici".
A parte qualsiasi giudizio sulla verosimiglianza di tali rilievi, dal ministro per i Beni e le Attività Culturali ci si aspetterebbero giudizi meno lapidari e più circostanziati; in questo caso poi si additano come colpevoli di una situazione oggettivamente problematica come quella del paesaggio urbano contemporaneo i soli architetti (e di una sola parte politica) quando - e la PARC dovrebbe conoscere bene la situazione - la quota di edifici progettati da architetti sul totale del costruito è largamente minoritaria.
arch. Claudio Fornaciari