10. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA CITTÀ. ARCHITETTURA E SOCIETÀ
10. Mostra Internazionale di Architettura Città. Architettura e società
a cura di Richard Burdett
Venezia, Arsenale e Giardini della Biennale
Dal 10 settembre al 19 novembre 2006 (ore 10.00 - 18.00)
(testo e fotografie dell'arch. Claudio Fornaciari)
La grande abbondanza di esposizioni ed eventi messi in campo dalla 10. Mostra Internazionale di Architettura (mostre principali, partecipazioni nazionali, eventi collaterali), distribuiti tra due sedi principali (Arsenale e Giardini) più numerose sedi secondarie localizzate in vari punti del centro storico veneziano, obbliga il visitatore ad operare delle scelte, non sempre facili.
Infatti, a meno di non avere a disposizione almeno 3 giorni, ed essere disposti a comprimere nel più breve lasso di tempo possibile le pause pranzo, è impossibile riuscire a vedere tutto quanto presente sul palcoscenico veneziano. Siccome gli impegni professionali e i costi elevati di Venezia rendono tale soluzione impraticabile ai più, vale forse la pena di perdere un po' del proprio tempo cercando di capire cosa offrono le varie mostre, in modo da organizzare la visita in modo "scientifico".
Se i giorni a disposizione sono due, se ne può dedicare uno alle mostre ospitate negli spazi dell'Arsenale, e l'altro a quelle ospitate nei Giardini della Biennale, e forse avanza un po' di tempo per qualcuna delle mostre o degli eventi dislocati nel centro storico veneziano.
Nel caso peggiore, ma probabilmente più frequente, che si abbia a disposizione un solo giorno (che si riduce alle otto ore di apertura), si impongono delle scelte drastiche, dettate soprattutto dagli interessi personali del visitatore.
Il visitatore "up-to-date" non potrà certamente mancare di visitare la mostra principale, quella che da' il titolo all'intera manifestazione: Città. Architettura e società. Lungo i 300 metri delle Corderie dell'Arsenale l'allestimento - anche se non fornisce risposte, ma al contrario pone domande - si sviluppa in forma accattivante.
«Ognuna delle 16 grandi città prescelte da quattro continenti», spiega Burdett, «viene presentata in tre modalità. La prima è una serie di pannelli stampati lunghi 12 metri in cui è riassunto il Dna della città, poniamo Los Angeles, con foto aeree, visioni urbane, scene di strada, numeri e grafici su densità, economia, consumi. La seconda è un'esperienza quasi cinematografica, con un breve video che riassume i modi d'uso della città medesima. La terza è una serie di progetti di architettura scelti in coerenza con i temi sollevati».
Analogamente, non si potrà dire di aver respirato l'aria della Biennale se non si sarà visitata una delle altre due mostre principali situate negli spazi dell'arsenale, anche perché si tratta della prima esposizione ospitata nel Padiglione Italia alle Tese delle Vergini; la mostra La città nuova. Italia-y-2026. Invito a Vema racconta di una città ideale (posta circa a metà strada tra Verona e Mantova). Anche se il pensiero di una città ideale nel XXI secolo suona forse come un sogno inattuale e un po' ingenuo.
«Le ultime mostre di architettura della Biennale» spiega Franco Purini «dopo le edizioni affidate a Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi, e Francesco Dal Co, si sono configurate in modo sempre più accentuato, a partire da quella del 1996 diretta da Hans Hollein, come importanti rassegne di progetti redatti dai più celebri architetti del mondo. Scelta di interesse documentario e di indubbio carattere spettacolare che rinuncia però ad affrontare problematiche progettuali nuove».
Al contrario, l'altra mostra principale situata all'Arsenale (Artiglierie), Città di Pietra, è pienamente consigliabile, oltre che al Principe di Galles, solo a chi apprezza "l'altra modernità", ovvero la riproposizione di stilemi del passato e modalità costruttive tradizionali; la mostra, pur affascinante in alcune parti, appare un po' fuori tempo rispetto agli urgenti problemi urbani presentati nelle Corderie.
«Una mostra» afferma Claudio D'Amato Guerrieri «che nasce dalla convinzione che oggi esistono e sono ancora vitali alcuni ideali architettonici mediterranei, ma che rischiano di essere spazzati via. E' necessaria una forte coscienza critica per contrastare la minaccia derivante dai processi in atto di planetaria omologazione culturale».
Passando ai Giardini della Biennale, e partendo dal Padiglione Italia (anche se non ospita più la partecipazione italiana), più che i progetti dei 13 istituti di ricerca internazionali, non si potrà mancare di visitare il Giardino delle Sculture progettato da Carlo Scarpa (ora nuovamente accessibile dopo la fine dei lavori di restauro che hanno consentito la ricomposizione della struttura e dell'immagine originarie del Giardino) restituito alla sua delicatezza e insieme al ruolo di momento di riposo, di pausa, di meditazione lungo il percorso di visita delle Mostre della Biennale, proprio come lo aveva pensato il grande architetto veneziano nel 1952.
Racchiusi dagli alti muri perimetrali, con i mattoni a vista, tre bassi pilastri con sezione a mandorla sostengono una pensilina in cemento armato, modellata a curve circolari con l'interposizione di tre elementi sferici in metallo. La pavimentazione, sfalsata in due livelli, è strutturata su una maglia a base quadrata dove lastre di calcestruzzo lavato, rettangolari e quadrate, si inseriscono con diverso orientamento. Il Giardino delle sculture si caratterizza anche per la sapiente distribuzione dell'acqua e il gusto per la vegetazione d'influenza giapponese.
A chi non avesse mai visitato i Giardini della Biennale, appare doveroso consigliare, al di là dell'interesse specifico per gli allestimenti, la visita di alcuni dei padiglioni, firmati da alcuni grandi architetti. In particolare, ed in ordine rigorosamente cronologico: Austria (1934, Joseph Hoffmann), Olanda (1954, Gerrit Thomas Rietveld), Finlandia (1956, Alvar Aalto), Venezuela (1956, Carlo Scarpa), Canada (1958, BBPR: Banfi, Barbiano Di Belgiojoso, Peressutti, Rogers), Paesi Nordici (1962, Sverre Fehn), Padiglione del Libro (1991, James Stirling).
Per quanto riguarda gli allestimenti dei padiglioni nazionali, non si può non citare quanto riferito (in questo caso) alle opere di Alexander Brodsky esposte nel padiglione russo, e cioè che "sono esposte alla Biennale di architettura, ma questa esposizione avrebbe potuto benissimo tenersi nell'ambito della Biennale delle Arti". Una descrizione che sembra aderire alla perfezione ad alcune delle mostre allestite dalle varie nazioni, senza che questa considerazione suoni ingenerosa. Semplicemente, visitando una mostra di architettura forse ci si aspetterebbe che i curatori puntassero maggiormente all'esposizione di temi architettonici (o urbanistici), preferibilmente usando anche solo in parte i linguaggi propri di queste discipline.
Detto questo, non si dovrebbe mancare di visitare il padiglione francese, ''occupato'' da un collettivo multidisciplinare per trasformarlo in un luogo forse non ideale ma sicuramente piacevole, con cibo e sauna inclusi.
Il padiglione tedesco offre invece una spettacolare vista sulla laguna grazie ad un terrazzo provvisorio costruito sul tetto. Il padiglione spagnolo si distingue per il suo allestimento e per la mossa (furba ma efficace) di far vedere - attraverso interviste a sole donne - come la città sia di chi la vive.
Rimanendo nell'area dei Giardini, risultano sicuramente interessanti per gli architetti gli allestimenti di: Corea, Finlandia, Israele, Olanda, Paesi Nordici e Sudafrica, nonché la mostra allestita nel padiglione Venezia, che pone l'accento sul tema del cantiere delle grandi opere pubbliche.
Chi invece sia determinato a visitare qualcuna delle mostre sparse per la città non dovrebbe tralasciare (in zona Arsenale) la mostre della Lettonia (mobili e cellule abitative in cartone), e quella di Singapore (in zona Riva Schiavoni). Sulla carta, promettono di essere interessanti anche le mostre di Austria, Colombia ed Estonia. Tra gli eventi collaterali meritano sicuramente una visita Hong-Kong (Vice-Versa) e Taiwan (Paradise Revisited); sulla carta anche la mostra sull'architettura del Canton Ticino, quella sui risultati del concorso UIA (Celebrazione della città 2), nonché quella sulle opere recenti costruite in Portogallo sembrano promettenti.
La mostra è completata da una monografia dedicata alla mostra centrale allestita alle Corderie dell'Arsenale e al Padiglione Italia, che contiene saggi di Richard Burdett e di Saskia Sassen; interviste sul tema della città con architetti, critici, artisti, registi; testi di ricercatori dedicati alla città e schede delle istituzioni di ricerca internazionali presentate nella mostra. Un secondo volume documenta le mostre dei Padiglioni nazionali, gli eventi collaterali, le conferenze e i progetti speciali.
Per ulteriori informazioni:
Ufficio Stampa Arte e Architettura - Fondazione La Biennale di Venezia
tel. 041 5218 716 - 5218 846 - fax 041 2411 407
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Nelle pagine che seguono si trova una breve descrizione, tratta dai comunicati stampa, per ciascuna delle mostre ed eventi collaterali, così da permettere a ciascuno di costruirsi un percorso personale di visita alla 10. Mostra Internazionale di Architettura.